Chi Siamo

“La Preghiera non è altro, per me, che un intimo rapporto di amicizia, un frequente trattenimento da solo a solo con Colui da cui sappiamo d’essere amati”
(Vita 8,5)

L’Opera Messa della Carità, fondata dai padri Carmelitani Scalzi a Milano in via Canova, si occupa di fornire assistenza gratuita ai poveri, grazie anche al contributo di numerosi volontari.

Storia

Fin dalla sua fondazione, il Convento di via Canova dei Carmelitani Scalzi ha voluto impegnarsi concretamente a favore dei poveri e degli ultimi della società.
Nel 1932 grazie alla sensibilità e premura di Padre Atanasio Galletti, ebbe inizio la Messa della carità: dopo la santa messa domenicale, ai poveri di Parco Sempione veniva dato un sacchetto con il pranzo. Atanasio li andava a cercare al parco, dove erano soliti passare la notte sulle panchine, e li invitava ad assistere alla domenica ad una messa celebrata appositamente per loro. Ci volevano certo molto coraggio e autorevolezza per convincere ad un atto di vita comunitaria quelle persone individualiste, abituate a vivere ai margini della società.
Ma ci voleva forse un coraggio anche maggiore ad imporre una tale presenza in un quartiere fra i più signorili di Milano. Eppure, padre Atanasio riuscì a compiere il miracolo di far accettare i suoi protetti e di inserirli in un clima di condivisione, fino a portarli a seguire le funzioni domenicali con compostezza e partecipazione.

Dopo la storica riunione dell’ultima domenica di gennaio 1932, che iniziò la serie delle “Messe della carità”, e vide raccolti in Chiesa i primi 235 ospiti, le presenze domenicali si fecero sempre più numerose, con punte che toccarono, specialmente negli anni del dopoguerra, le 1400 unità.
Più tardi si poté organizzare la mensa, nei locali attrezzati sotto la portineria del Convento.
Con Padre Giulio Pozzi negli anni ’90 la Messa della carità è continuata, ma con criteri più adeguati ai tempi. Il servizio del pasto caldo domenicale si è trasformato nella distribuzione giornaliera di un pranzo completo, si sono introdotti il servizio di guardaroba, che distribuisce vestiario e altri generi di necessità e un ambulatorio medico che offre servizio di consulenza medica.
L’intento è sempre quello di offrire ai fratelli un’evangelica accoglienza ed un attento ascolto, una condivisione di vita, un impegno a servire il povero in maniera concreta con umiltà e
carità. Dal 2017 per concretizzare tale accoglienza-ascolto viene ‘avviato’ giornalmente un nuovo e specifico servizio integrato con il Centro ascolto parrocchiale.

Missione dell’opera

L’Opera Messa della Carità intende venire incontro alle necessità primarie e alla salute dei poveri, fornendo un sostegno materiale, morale e spirituale, una mano tesa verso la speranza.
L’essenzialità e lo spirito caritatevole del Frati Carmelitani Scalzi ha permesso d’istituire la Messa della Carità per sopperire alle necessità di coloro che bussavano alla porta del convento in cerca di un pasto caldo. Un impegno concreto per contrastare l’emarginazione sociale a favore dei poveri attraverso servizi di volontariato.
Lo spirito in cui l’Opera si muove può essere sintetizzato nel motto: “dalla messa alla mensa”:
partita da preoccupazioni di assistenza religiosa, mira ora a venir incontro globalmente a tutti i bisogni del povero.
L’Opera Messa della Carità offre assistenza senza nessuna distinzione di provenienza, età, sesso o credo religioso. La crescente crisi economica mondiale, inoltre, ha aumentato ancora il numero dei bisognosi che bussano alla nostra porta.
Si deve cercare prima di tutto di offrire un ambiente accogliente e familiare, di comprendere la persona nella sua più profonda interiorità, al di là dei pur preziosi aiuti materiali che si possono offrire. Il servizio prestato ha così compiuto una progressiva maturazione, alla luce dei mutamenti sociali avvenuti negli ultimi decenni.
L’intento immutato è sempre quello di offrire ai fratelli più bisognosi, da parte di tutta la comunità carmelitana e dei volontari, una capacità di ascolto, una condivisone di vita, che trasforma il servizio reso agli ultimi in un luogo di evangelizzazione reciproca. Le persone impegnate nella caritativa traggono dalla loro esperienza forza e ispirazione perché la Messa diventi sempre più Mensa, impegno a servire il povero in umiltà e amore.

I Padri Carmelitani

I Padri Carmelitani nascono in Palestina alla fine del XII secolo da un gruppo di laici che si ritirano sul monte Carmelo per vivere da eremiti dedicandosi alla preghiera e alla meditazione della Parola di Dio. Dal 1214 si dotano di una Regola.
La mancanza di sicurezza in Terra Santa fa sì che i Carmelitani comincino ad emigrare verso l’Europa; la Regola viene adattata dalle origini eremitiche alla forma di vita mendicante. I Carmelitani diventano così un Ordine Mendicante e iniziano a fondare conventi e a dedicarsi all’apostolato.
Tratti caratteristici dei Carmelitani diventano: la contemplazione, l’orazione e la meditazione; il raccoglimento e il silenzio; l’ascesi, che implica la sobrietà della vita e la povertà del vivere in umiltà e dipendendo dagli altri, ed infine l’apostolato, nelle proprie chiese ma anche a servizio delle comunità.

I santi dell’ordine

L’ordine dei Carmelitani Scalzi deriva dalla riforma introdotta nel 1562 da Santa Teresa di Gesù nel monastero spagnolo di Avila ed estesa nel 1568 al ramo maschile dell’ordine carmelitano da San Giovanni della Croce. Gli Scalzi furono riconosciuti come congregazione carmelitana separata dai “Calzati” nel 1593.

Santa Teresa di Gesù

Teresa de Ahumada nasce ad Avila il 28 marzo del 1515, a 20 anni decide, nonostante l’opposizione del padre, di entrare nel Carmelo dell’Incarnazione.
In convento vorrebbe vivere in solitudine e preghiera, ma la sua straordinaria personalità e la capacità di comunicare la rendono molto richiesta in parlatorio.
Dal 1554 inizia un’intensa attività di fondatrice di monasteri e di scrittrice che durerà fino alla morte, avvenuta il 4 ottobre del 1582 ad Alba de Tormes.
Teresa impiega le sue straordinarie qualità personali per superare ogni genere di ostacoli. Agli scarsi mezzi economici si uniscono i problemi per ottenere i permessi per fondare, i disagi dei viaggi, la ricerca delle case da adattare a monastero, la cattiva salute. Sospettata per essere giudeo-convertita, donna e mistica, è denunciata in varie occasioni all’Inquisizione, ottenendo sempre la piena assoluzione.
È stata beatificata da Paolo V nel 1614, canonizzata da Gregorio XV nel 1622 e proclamata Dottore della Chiesa da Paolo VI nel 1970. È la prima donna a cui è stato concesso questo titolo insieme a santa Caterina da Siena.
Con la sua vita e i suoi scritti, Teresa ha voluto trasmettere il volto di quel Dio che è le è andato incontro donandosi senza misura. Ha sperimentato che Dio non desidera altro che darsi a chiunque lo voglia accogliere. Dio si dona totalmente, non perché l’essere umano abbia meriti, ma perché Lui si vuole rivelare e suscitare una risposta di donazione.
Cristo è il centro della spiritualità teresiana. E dato che l’amore per Dio e per il prossimo sono la stessa cosa, il servizio al prossimo dà autenticità al seguire Colui “che non trattenne mai nulla per sé”. Teresa propone un cammino di fede vissuto comunitariamente. Un gruppo di amici di Gesù dove ciascuno sia “un altro Cristo”, convertendosi per amore in “schiavo di Dio e di tutti”. Ciò significa dimenticarsi e pensare prima di tutto al bene dell’altro prima che a se stessi. Amore che impregna le piccole cose di ogni giorno, poiché Dio non guarda la grandezza delle opere, ma l’amore con il quale vengono compiute.

San Giovanni della Croce

Giovanni della Croce (Juan de Yepes Álvarez) nasce a Fontiveros (Avila) nel 1542.
Nel 1563 entra nell’Ordine del Carmelo di Sant’Anna a Medina come novizio e professa l’anno seguente. Passa poi a studiare nell’Università di Salamanca e nel 1567 incontra Santa Teresa, che lo convince ad entrare nella famiglia carmelitana che sta riorganizzando. Con Teresa collabora alla fondazione dell’ordine degli scalzi e di molti monasteri.
Muore ad Ubeda il 14 dicembre del 1591. Il suo corpo è traslato a Segovia nel 1593.
Pur essendo autore di diversi scritti a Giovanni piaceva più parlare che scrivere su argomenti spirituali; la sua vocazione più profonda è il magistero orale.

Lo scudo dell’ordine dei Carmelitani scalzi

Lo scudo simbolo dei Carmelitani è costituito da due elementi principali: il monte e le tre stelle, di cui, una al suo interno.
Il monte indica il Monte Carmelo, culla del nostro Ordine; la stella all’interno del monte si riferisce alla Vergine Maria del Monte Carmelo, stella del Mare; le altre due stelle si riferiscono ai profeti Elia ed Eliseo.
Lo Scudo è sormontato da una corona ducale recante dodici stelle e il braccio con una spada di fuoco che richiama il profeta Elia. Il cartiglio dello scudo si riferisce alla frase latina detta da Elia: Zelo zelatus sum pro Domino Deo exercituum, ardo di zelo per il Signore Dio degli eserciti.
I colori dello scudo sono il marrone del monte e il bianco del cielo, come l’abito e la cappa dei frati e delle monache. Il marrone è il colore della terra; in certi casi, insieme al giallo, simbolizza l’umiltà. Il bianco è il riflesso della luce. È il colore che si applica alla tunica di Cristo nella Trasfigurazione, nella Resurrezione… Bianco e marrone sono i colori del nostro scudo; cielo e terra che si uniscono in una sinfonia di amore.
Verso la fine del XVI secolo inizia ad apparire una croce sopra il monte. È la croce che differenzia ancora oggi i Carmelitani Scalzi Teresiani dai Carmelitani Calzati.

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