DIVENTA VOLONTARIO

“Siamo chiamati a tendere la mano ai poveri, a incontrarli, guardarli negli occhi, abbracciarli, per far sentire loro il calore dell’amore che spezza il cerchio della solitudine. La loro mano tesa verso di noi è anche un invito ad uscire dalle nostre certezze e comodità.”
(Papa Francesco)

“Non ci basta la buona volontà, non ci basta un cuore compassionevole, la carità vuole opere.”
(Beato Francesco Palau)

L’esperienza del volontariato diventa molto coinvolgente quando si entra nel vivo dell’attività e può essere sorprendente constatare quanto benessere si riceve in cambio

I servizi dell’Opera si realizzano grazie alla disponibilità di molti volontari, che prestano volentieri il loro tempo e le loro competenze. Ci sono persone che svolgono questa attività da anni, in alcuni casi da decenni. Tuttavia è frequente il bisogno di ricambio per sostituire chi lascia. Inoltre è sempre necessario avere dei sostituti in alcuni periodi dell’anno (Natale, Pasqua, mesi estivi). 

In sostanza abbiamo spesso bisogno di nuovi ingressi nel folto gruppo dei circa 200 volontari attivi.

Chiunque può diventare volontario indipendentemente dalla propria condizione sociale, dal proprio credo religioso o politico, dalla nazionalità, ecc. (per i minorenni è richiesta l’autorizzazione dei genitori).

L’impegno richiesto è di una o due volte alla settimana, per due, tre o quattro ore a seconda del servizio concordato. Naturalmente anche i ruoli variano in base al servizio: 

  • i volontari della mensa hanno il compito di aiutare il cuoco nella preparazione e nella distribuzione del cibo, di assistere gli ospiti durante il pranzo e di cercare di instaurare con loro un dialogo, di vigilare all’ingresso, ecc. 
  • I volontari del guardaroba si occupano sia del lavoro di raccolta e smistamento dei capi che di quello di distribuzione. 
  • I volontari della registrazione raccolgono i dati anagrafici degli ospiti e consegnano il pass o la tessera per l’accesso ai servizi. 
  • I volontari dell’ambulatorio sono medici che eseguono visite generiche e distribuiscono farmaci. 
  • Al centro ascolto sono attivi volontari che dialogano con coloro che si presentano per chiedere aiuto.

 

Per maggiori informazioni scrivere a operamessacarita@gmail.com oppure:

Padre Paolo: Tel. 320 0429708 (ore ufficio) Mail: paolo3376@gmail.com

Paolo Bechini: Tel. 335 6171724 (ore ufficio) Mail: paolo.bechini@gmail.com

Portineria: 02341419 (da lunedì a sabato 8,00-18,00)

VUOI SAPERNE DI PIù?
LEGGI LE TESTIMONIANZE DI ALCUNI VOLONTARI

Nella mattina di Natale, per il secondo anno consecutivo, ho deciso di dare una mano, alla mensa dei Padri Carmelitani Scalzi, in Via Canova 4. È stata una scelta dettata dal desiderio di condividere questa festa con persone altrettanto aperte alla solidarietà e alla vicinanza a uomini e donne le cui vite sono profondamente segnate dall’abbandono, dalla sofferenza e dalla solitudine.
Un’esperienza che non mi fa sentire “brava e buona” e non può certo “cambiare il mondo”, ma che mi aiuta a dare al Natale un significato più profondo, che va oltre lo scambio di bei regali, lo sfavillio delle luci e le tavole riccamente imbandite.
Un’esperienza che aiuta a comprendere, a vincere i propri timori, diffidenze e pregiudizi, che compensa l’egoismo e l’individualismo dei nostri tempi e che si può riassumere nel bel pensiero del Cardinal
Martini: “Si possono moltiplicare piccoli luoghi di conoscenza e convivialità. Se ci saranno tanti piccoli luoghi, a un certo punto ci sarà anche una città”.

Un grazie agli altri volontari e a padre Paolo, augurando ancora a tutti un anno vissuto con speranza e con il cuore aperto alla solidarietà e all’accoglienza.

Rispondendo ad una richiesta di volontariato della mensa Caritas di via Canova per il periodo natalizio, ero alla ricerca di dare un senso al Natale diverso da quello che vedevo intorno a me.
La ricerca di senso è stata premiata con un’esperienza emozionante ed un insegnamento di vita.
La mattina di Natale alla mensa ho trovato una squadra di persone formidabili impegnate, sotto la guida attenta della responsabile e del geniale cuoco, a preparare il pranzo per 80 ospiti. Ognuno di noi aveva un compito e nel fare sentiva la forza del perché farlo.
La sala era accogliente e calda, i tavoli apparecchiati con cura con tovagliette rosse e una stella di Natale al centro. Si respirava un’aria di festa.
Un giorno veramente speciale per gli ospiti: il pranzo di Natale è stato servito a tavola!
All’ora stabilita gli ospiti sono arrivati e ognuno di loro è stato ricevuto con una stretta di mano, un sorriso accogliente, un Buon Natale pieno di significato. Gesti che restituiscono dignità.
Ho visto nei loro occhi la gioia di essere visti come persone, di tornare persone, e la loro sorpresa perché abituati all’indifferenza.
Al termine del pranzo gli ospiti che uscivano alla spicciolata, hanno trovato p. Paolo al portone che ad ognuno ha donato un sorriso, una parola, un augurio e una stretta di mano.
Questo Natale ho imparato che il donare comprende, insieme al buon cibo, i gesti che restituiscono dignità alle persone.
Questo Natale è stato servito anche cibo per l’anima.

Era il 1992, avevo appena traslocato e, con la mia carissima amica Mariangela, mi sono presentata per la prima volta al Corpus Domini.
Perché? Avevamo visto che alla mattina c’era sempre una coda di poveri al cancello di via Canova. Abbiamo chiesto al custode informazioni e abbiamo scoperto che c’era una mensa! Padre Giulio, il responsabile, ci ha subito accolto come volontarie e sabato mattina ci siamo presentate per la distribuzione.
Prima del servizio padre Giulio ci ha fatto vedere il chiostro, il refettorio e la sala dove oggi i nostri poveri mangiano, ma che allora era utilizzata come mensa solo alla domenica mattina. Poi siamo tornati dal nostro cuoco e abbiamo iniziato ufficialmente il nostro incarico.

Allora non era certo l’ambiente accogliente odierno: la cucina era la stanza in cui adesso si trova lo studio medico e lì, il mitico Gaetano, cucinava un pentolone di minestrone ed uno di pasta rigorosamente al sugo. Di fianco un paio di volontari preparavano panini di prosciutto e di formaggio. Alle 10 si apriva il cancello e noi passavamo un piatto di cibo da loro scelto attraverso due sportellini della porta. Non c’erano tavoli, ma se ne stavano nel cortiletto all’aperto appoggiati al muro consumando il pranzo.
Avevamo pochi clienti, in totale erano un’ottantina al giorno e alcuni sono diventati mitici: Angelo, Carletto, Giacomo, Vincenzo e Sylvie.
Alle 11.30 si chiudeva e noi volontari dovevamo pulire tutto l’ambiente lavando i piatti (che allora erano rigorosamente di ceramica) e le posate.
Che bella esperienza! Ricordo tra i volontari un generoso e giusto magistrato, Giuseppe Insalaco, che regalò alla mensa un tendone meccanizzato per coprire il cortiletto e proteggere i nostri poveri dalle intemperie.

Dopo una ventina d’anni continuiamo questo servizio con entusiasmo: qui ho conosciuto bene padre Giulio, il nostro mentore che ci ha aiutato, consolato, spronato; con lui abbiamo iniziato a lavorare anche al servizio guardaroba. Una frase che lui ci ripeteva spesso e dava un senso al nostro lavoro era: “Tutti necessari, nessuno indispensabile!”. Nulla di più vero e, se ci si pensa, vale anche nella vita, al di fuori del volontariato.

E poi ho conosciuto tantissimi volontari meravigliosi con cui ho ancora rapporti di amicizia, altri che hanno cambiato volontariato, altri che purtroppo non ci sono più: Bruna, Enrico, Gaetano… che bravi!

Da tempo, noi operatori del Ferraris sentivamo l’esigenza e il desiderio di uscire dagli schemi classici del CDD (Centro Diurno Disabili), aprendoci sempre più alle realtà territoriali e costruendo per e con i nostri ragazzi, nuovi percorsi capaci di promuoverne l’integrazione sociale, migliorando al contempo ancora di più la qualità della loro vita.
L’idea di attivarci nel mondo del volontariato, è nata, quindi, dalla nostra voglia di fare cultura e di portare “fuori” i nostri ragazzi: il disabile, non solo colui che riceve aiuto, ma anche colui che è in grado di prestarlo agli altri senza aspettarsi coppe né medaglie in cambio. Perché per noi operatori è importante offrire ai nostri ragazzi la possibilità di trovare nel confronto con gli altri e nei vissuti di vita vera e reale, gli stimoli giusti per rinforzare la propria autostima e il benessere emozionale.
Tra le varie esperienze di volontariato all’attivo, una delle più ricche ed arricchenti è quella che svolge uno dei nostri ragazzi con una operatrice presso la mensa dei poveri “Opera Messa della Carità”, gestita dai Carmelitani scalzi, in via Canova 4 a Milano e resa possibile grazie alla disponibilità ed accoglienza di Padre Paolo, gestore di questo servizio.
Ogni mercoledì, con il nostro sevizio, ci impegniamo a divulgare questa cultura dell’ascolto e dell’accoglienza che crediamo sia un percorso di crescita bilaterale, sia per il ragazzo che per gli altri volontari e ospiti della mensa.
Adriano è un ragazzo autistico che, come tutte le persone autistiche, ha difficoltà nella sfera comunicativa e relazionale, ma da quando hai iniziato il volontariato, nel contesto della mensa, ha mostrato numerose capacità e risorse a livello sia operativo che personale, nello svolgimento dei compiti affidatigli e nel rapportarsi con i volontari e gli ospiti, dimostrando di possedere un mondo interiore di notevole ricchezza. Perché è questo che riesce a mostrare, a ricordarci e a trasmettere: il suo essere persona, prima ancora che autistico.
Inizialmente, il suo servizio consisteva nell’occuparsi dell’apparecchiamento dei tavoli e nella composizione di piatti freddi, mentre ad oggi si è cimentato anche con successo come aiuto cuoco e, esperienza ancora più gratificante e dal ritorno umanamente intenso, nella distribuzione del cibo agli ospiti. Un percorso che si è rivelato un successo su tutti i fronti, fin dal principio, avendo come cartina tornasole la sua serenità, il viso sorridente e la dolcezza con cui si rivolge e parla dei suoi “amici poveri”. In questo contesto lui si sente e si vive adulto, capace di fare e uguale agli altri, dimostrazione, che l’apertura la reale, al vero, all’altro è autentica fonte di ricchezza e benessere, per se stessi e per gli altri.
Ogni mercoledì, appena arriva alla mensa, saluta tutti i suoi “amici” spontaneamente, va in spogliatoio e indossa il suo camice e il cartellino del volontario, suona la campana (quanto ci piace il suono che fa!), che segna l’inizio del suo servizio e, ormai in totale autonomia, si organizza per apparecchiare i tavoli, in un salone con una capienza di 80 posti a sedere. Una volta finito, ecco il momento tanto atteso, quello della “merenda” tutti insieme, dove, seduti ad un tavolo, si consuma un dolce da lui preparato apposta il giorno prima al CDD, che rende questa condivisione di gruppo più dolce ed invitante, anche per chi, come il cuoco, non vi prendeva mai parte direttamente. La presenza e la specialità di Adriano si sono rivelate una fonte di grande curiosità ed arricchimento per tutte le persone presenti in mensa, che, ognuna a modo proprio, ha saputo rapportarsi a lui riuscendo a portare a casa nuove conoscenze sul mondo dell’autismo e della disabilità e soprattutto un nuovo pezzetto di umanità, trasmettendolo a sua volta a lui. Chi collaborando con lui nella preparazione dei piatti, chi nella distribuzione del cibo, tutti contribuiscono alla crescita reciproca e alla valorizzazione delle capacità, operative e soprattutto umane.
E poi ci sono loro…gli “amici poveri”… scendono le scale con visi imbronciati e scuri, ma in tanti, quando vedono questo ragazzo che, con fare dolce e luminoso, si rivolge a loro dicendo: ”Buongiorno, vuoi uno yogurt?”, si lasciano contagiare dalla sua positività e “bellezza”… ed ecco un sorriso o uno sguardo addolcito spuntare sul loro viso mentre gli rispondono o chiedono il suo nome. Questa è una comunicazione che sa raggiungere un livello profondo e toccante, capace di riempire crepe e ferite personali, dandogli spessore e riempiendole di colore e nuova vita.
Esistono strade piccole, strette, nascoste, quelle che notano in pochi, quelle che non urlano per rendersi visibili… Sono fatte di passi semplici, di voglia di essere e di esserci, di conoscere e conoscersi, di voglia di fare, di dare e ricevere, di colori segreti e luminosi… E lì, su quelle strade, ci sono sempre emozioni che aspettano di essere vissute e raccontate… un racconto fatto a più mani, che solo ad essere ascoltato sa trasmettere la specialità e meraviglia di ciascun narratore e di quel pezzetto di sé che ha saputo arricchire, arricchendo… e questo è il nostro.
Valorizzare quel che ognuno sa fare, per quanto poco sia, vuol dire riconoscerne la dignità umana, e riconoscersi in questa dignità. Dentro questa visione c’è solo coinvolgimento, senza quel pietismo che involontariamente marca la distanza dall’altro e segna l’impotenza a farsi così prossimo da assimilarsi all’altro per condividere la sua fatica, per fare insieme la strada dell’inserimento nel sociale, perché anche il più debole possa avere la possibilità di dare alla sua vita lo stesso significato che ciascuno vuole dare alla propria.

Mercoledì 13 marzo, noi ragazzi di noviziato del gruppo scout Milano 34 siamo andati a visitare e a conoscere la realtà dell’Opera della Carità dei frati carmelitani di via Canova. Appena arrivati siamo stati accolti dai sorrisi di coloro che avremmo poi saputo essere i volontari che, ogni settimana, regalano molto tempo ed energie per aiutare il prossimo. Dopo esserci seduti intorno ad un tavolo, dove negli anni passati i frati si riunivano a cenare insieme, padre Paolo ci ha spiegato che l’Opera della Carità è un’associazione che offre una mensa, un guardaroba, un ambulatorio e un centro d’ascolto per i più bisognosi. I volontari ci hanno raccontato come sono venuti in contatto con la mensa; in ogni caso, sia che sia stato per curiosità sia per sentito dire, tutti coloro che partecipano a questa iniziativa si sono messi a servizio di coloro che necessitano di aiuto. Questo aiuto non è misurabile in denaro o in ore “spese” ma in persone e parole. I volontari ci hanno spiegato come si incontrano per organizzarsi, per decidere i diversi turni e le diverse responsabilità. L’unico fine è di offrire la migliore accoglienza e il miglior aiuto possibile agli ospiti. L’incontro, sia dei volontari tra loro sia con gli ospiti, dà origine a dei momenti di condivisione e confronto che hanno cambiato, come ci hanno raccontato, entrambe le parti. Essere diversi, sia nel confronto tra volontari sia nell’incontro con gli ospiti, permette di conoscere punti di vista e modi di essere diversi dal proprio che prima non si erano neanche tenuti in considerazione o di cui non si conosceva l’esistenza. Grazie al racconto dell’esperienza dei volontari, abbiamo capito che la diversità non è un limite e che bisogna imparare e ad ascoltare chi ha bisogno di aiuto. Abbiamo capito che, al convento di Via Canova, frati e volontari mettono in pratica il Vangelo mettendo al primo posto il prossimo, soprattutto quando vive nel bisogno. Il lavoro dei frati e dei volontari ci ha colpito in quanto arriva ad un numero molto elevato di persone; infatti la mensa conta circa 600 tesserati, 120 volontari e 150 pasti serviti ogni giorno. Oltre alla mensa, abbiamo visitato il guardaroba. In quest’ultimo sono conservati vestiti invernali maschili da distribuire a chi li richiede. Siamo stati molto felici di incontrare Padre Paolo, i volontari e la loro realtà, perché ci hanno contagiato con la loro curiosità, voglia, generosità e allegria; li ringraziamo molto e speriamo di poterli incontrare ancora. Grazie.